Ho imparato a leggere il corpo cosi come si decifra un paesaggio e a immaginare oggetti che non si limitano ad adornarlo, ma lo attraversano, lo raccontano, lo onorano.
È il primo territorio in cui le mie creazioni prendono forma.
Lo osservo, lo ascolto, lo abito con la materia.
Creo sculture da indossare, gioielli che non inseguono la preziosità dei materiali né l’idea convenzionale di lusso.
Le mie opere nascono per dare forma a emozioni, ricordi, parole che risuonano nel profondo.
Sono ornamenti che parlano all’anima, capaci di generare legami simbolici tra chi li crea e chi li indossa.
Lavoro con pochi strumenti: un tavolo in legno, un martello, le mie mani e la forza delle mie braccia.
Il metallo accoglie il gesto, risponde all’intensità emotiva.
Ogni pezzo prende forma senza un progetto definito: è un flusso, un incontro tra intenzione e casualità,
tra forza e ascolto.
E’ la materia stessa che mi guida, tracciando nuove mappe su un territorio, il mio, che sento e conosco come parte del processo creativo.
Il gioiello, diventa un’estensione del sé: lo incornicia, ne amplifica la presenza, ne rivela la sacralità.
Indossarlo è riconoscersi, affermarsi, trasformarsi.
Non è una semplice ricerca estetica ma un atto consapevole, un dare forma all’invisibile.
L’atto di indossare come performance domestica,
l’ornamento non è più oggetto decorativo ma presenza poetica che
trasforma l’azione quotidiana in linguaggio estetico.
Il corpo è misura e confine, spazio vivo in cui la materia trova voce.
È nel contatto con la pelle, nel movimento, nel respiro, che ogni gioiello si compie davvero.
Nel mio lavoro convivono architettura, design e intuizione. Le mie opere si muovono su quella linea sottile che
unisce la forma al sentimento, la materia al simbolo.
Sono piccole architetture dell’anima, da abitare ogni giorno con consapevolezza.